La selezione che molti sintetizzano con la formula eni assume 50 diplomati e laureati racconta una fase molto concreta del recruiting del gruppo: posizioni aperte in Italia, profili junior e figure già strutturate, ruoli che vanno dalle operations al digitale, dalla sicurezza all’ingegneria. Qui metto ordine tra requisiti, aree professionali e candidatura, così capisci subito se il tuo profilo è in linea e come presentarlo senza sprechi di tempo.
Le informazioni essenziali da tenere a portata di mano
- Eni ha aperto oltre 50 posizioni in Italia, coinvolgendo capogruppo e controllate come Enilive, Plenitude, Eni Industrial Evolution ed EniBioch4in.
- Le aree più ricercate toccano operations, manutenzione, HSE, digitale, IT, cybersecurity, AI, ingegneria, chimica, energia, geologia e geofisica.
- La candidatura passa da EniJobs, con possibilità di autocandidatura spontanea se non trovi un annuncio perfettamente allineato.
- Nei profili junior contano titolo di studio, voto, lingue, specializzazioni, esperienze e mobilità.
- Chi ha almeno tre anni di esperienza rientra nel perimetro expert e viene valutato in modo più centrato sui risultati professionali.
- Per i giovani ci sono anche stage e graduate programme, quindi non si parla solo di inserimenti diretti.
Perché questa selezione è interessante adesso
Io leggerei questa apertura con una chiave semplice: Eni non sta cercando un solo profilo, ma una fascia ampia di candidati con livelli di esperienza diversi e competenze molto concrete. Secondo Cliclavoro, le posizioni sono oltre 50 e si inseriscono in un quadro di crescita che riguarda attività industriali, energetiche e digitali, quindi non è una chiamata “di immagine”, ma una ricerca legata a bisogni operativi reali.
Il punto che interessa davvero chi cerca lavoro è questo: in una multinazionale come Eni non basta avere un titolo, ma il titolo deve diventare spendibile in un contesto tecnico, strutturato e spesso distribuito su più sedi. Per un diplomato significa mostrare capacità operative e affidabilità; per un laureato significa tradurre studio, stage e progetti in competenze utili al ruolo. Da qui si capisce perché vale la pena distinguere bene tra i profili richiesti, invece di leggere l’annuncio in modo generico.
Questa distinzione è decisiva anche perché le opportunità non sono tutte uguali: alcune richiedono presenza sul campo, altre competenze analitiche, altre ancora una combinazione di entrambe. Ed è proprio qui che si capisce come muoversi in modo intelligente.
Diploma o laurea, cosa conta davvero nei profili ricercati
Io non la leggerei come una selezione monolitica. Il titolo di studio conta, ma pesa soprattutto quanto quel titolo si traduce in competenze pratiche, coerenza con il ruolo e disponibilità a lavorare in un contesto tecnico e organizzato.
| Profilo | Cosa pesa di più | Dove può trovare spazio | Limite da tenere presente |
|---|---|---|---|
| Diploma tecnico o professionale | Indirizzo di studi, esperienza pratica, sicurezza, strumenti, disponibilità a turni e mobilità | Operations, manutenzione, supporto impianti, attività tecniche di campo | Serve coerenza forte con il ruolo e, quando richiesto, una buona base operativa già visibile nel CV |
| Laurea triennale o magistrale | Specializzazione, progetti, tesi, inglese, software, stage, capacità di analisi | Ingegneria, digitale, HSE, data, IT, cybersecurity, chimica, energia, geologia | Per i neolaureati magistrali, il voto minimo di 100/110 è considerato un plus, non un automatismo |
| Profilo con almeno 3 anni di esperienza | Risultati, autonomia, trasferibilità, leadership, lingue, mobilità | Ruoli expert in operations, engineering, digital, compliance e aree specialistiche | Qui il processo è più severo sulla tenuta del percorso e sulla solidità dei risultati ottenuti |
Il messaggio pratico è semplice: un diploma tecnico ben speso vale più di una laurea generica, e una laurea ben raccontata batte un CV pieno di titoli ma povero di applicazione reale. Nelle selezioni industriali, la coerenza conta più dell’effetto “curriculum lungo”.

Le aree in cui Eni cerca candidati tra operations, digitale e ingegneria
Le opportunità aperte oggi si concentrano su famiglie professionali molto diverse, ma con un denominatore comune: la componente tecnica. Io distinguerei almeno cinque blocchi utili da leggere con attenzione.
- Operations onshore e offshore, soprattutto per impianti del Centro-Sud Italia, dove servono presenza sul campo, attenzione ai processi e rispetto rigoroso delle procedure.
- Manutenzione impianti, tecnologie di processo e distribuzione elettrica, aree in cui pesano sia la competenza tecnica sia la capacità di intervenire in contesti regolati.
- HSE, cioè salute, sicurezza e ambiente: qui la precisione non è un dettaglio, è la base del lavoro quotidiano.
- Digitale, IT, cybersecurity e intelligenza artificiale, che richiedono profili più analitici, spesso con laurea e familiarità con dati, sistemi e linguaggi tecnici.
- Ingegneria, chimica, energia, geologia e geofisica, le aree più vicine alla trasformazione industriale e alla transizione energetica.
Accanto a queste linee ci sono anche stage e graduate programme, quindi il perimetro non si limita ai contratti per profili esperti. Per chi è all’inizio della carriera questo è un punto importante: non bisogna aspettare di essere “pronti al 100%”, ma bisogna capire in quale famiglia professionale si può entrare con credibilità.
Se vieni da un istituto tecnico, guarda prima le funzioni operative e di impianto; se vieni dall’università, concentra l’attenzione su ruoli dove la tua specializzazione produca un vantaggio chiaro. Questa distinzione rende subito più forte la candidatura, e porta dritti al canale giusto per inviarla.
Come funziona la candidatura su EniJobs
La candidatura passa dal portale EniJobs, che è il punto centrale per tutte le offerte di lavoro e per i Master Eni. In pratica, non conviene affidarsi a ricerche casuali o a versioni vecchie degli annunci: serve entrare nel flusso corretto e leggere bene il profilo richiesto.
- Crea o aggiorna il tuo profilo con dati coerenti e completi.
- Carica un CV chiaro, leggibile e orientato al ruolo che ti interessa.
- Filtra le posizioni per area, sede e livello di esperienza.
- Invia la candidatura alla vacancy specifica oppure, se non trovi il match perfetto, valuta l’autocandidatura spontanea.
- Controlla con regolarità l’area personale e la posta, perché le fasi successive arrivano spesso in modo abbastanza rapido.
Io consiglio sempre di preparare almeno due versioni del CV: una più tecnica e una più generalista, entrambe asciutte, con i risultati in evidenza. Un CV confuso rallenta molto più di quanto sembri, soprattutto in processi dove la prima scrematura è veloce e molto legata alla coerenza formale.
Come viene valutato un profilo junior e cosa pesa di più
Per i profili junior Eni guarda prima di tutto al screening curriculare. Qui vengono letti il titolo di studio, la votazione, le conoscenze linguistiche, le specializzazioni, le esperienze maturate e la disponibilità alla mobilità nazionale e internazionale. Per i neolaureati magistrali, il voto minimo di 100/110 è un plus: non è una porta automatica, ma può fare la differenza se il resto del profilo è coerente.
Il passaggio successivo è il colloquio tecnico-professionale, in cui si verifica se sai applicare sul lavoro ciò che hai studiato. Qui contano esempi concreti: progetti universitari, tesi, stage, attività svolte, strumenti usati, problemi risolti. Più sei specifico, più il colloquio funziona.
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Il colloquio psico-attitudinale
La parte psico-attitudinale serve a leggere le soft skill, cioè il modo in cui ragioni, collabori, reagisci alle criticità e ti muovi nei gruppi di lavoro. Eni usa anche Human Focus, un modello interno che collega comportamenti e competenze al ruolo. In pratica, non basta essere preparati: bisogna anche mostrare affidabilità, senso di responsabilità, proattività e capacità relazionale.
Per i profili expert, con almeno tre anni di esperienza, il focus si sposta ancora di più sui risultati già ottenuti, sulla solidità del percorso e sulla capacità di lavorare in contesti complessi. Da qui si capisce che il processo non è uguale per tutti e che il CV deve essere costruito di conseguenza.
Come aumentare le probabilità di farsi notare
Qui non servono formule magiche. Servono scelte pulite e un po’ di disciplina nella presentazione del profilo. Io partirei da questi punti:
- Adatta il CV alla singola posizione, senza inviare lo stesso file per ruoli molto diversi.
- Metti in primo piano esperienze e risultati misurabili, non solo l’elenco dei titoli.
- Se hai un diploma, evidenzia laboratori, stage, uso di strumenti, turni, sicurezza e responsabilità operative.
- Se hai una laurea, valorizza tesi, project work, software, analisi dati, stage e competenze linguistiche.
- Se sei disponibile alla mobilità, dillo chiaramente: nelle selezioni industriali è un vantaggio reale.
- Non gonfiare il CV con parole chiave scollegate dal ruolo, perché chi seleziona se ne accorge subito.
- Se il tuo profilo è vicino ma non perfetto, usa l’autocandidatura solo quando hai una coerenza plausibile, non per tentativi casuali.
Un errore tipico è pensare che il titolo di studio basti da solo. In realtà, nelle selezioni di questo tipo vince chi rende subito leggibile il proprio valore: che cosa sai fare, in quale contesto hai già lavorato o studiato, e perché puoi essere utile fin dall’inizio. È questa la parte che fa la differenza tra una candidatura archiviata e una candidatura che passa oltre la prima soglia.
La mossa più utile se vuoi candidarti davvero
Se dovessi muovermi oggi, farei una cosa molto semplice: aprirei EniJobs, salverei le ricerche coerenti con il mio profilo e preparerei un CV che racconti una sola cosa, ma bene. Non bisogna cercare di sembrare adatti a tutto; bisogna dimostrare di essere forti in un’area precisa.
- Se parti da un diploma tecnico, punta su operatività, affidabilità e sicurezza.
- Se parti da una laurea, punta su specializzazione, metodo e capacità di analisi.
- Se hai esperienza, punta su risultati e autonomia.
- Se sei junior, punta su potenziale e coerenza del percorso.
Alla fine, questa selezione vale soprattutto per chi riesce a collegare bene formazione e ruolo. Se il tuo profilo è vicino ai requisiti, muoverti in modo ordinato e rapido pesa quasi quanto il titolo di studio; se invece sei lontano, conviene lavorare prima sulla presentazione del profilo e poi tornare a candidarti con più precisione.