Il piano di studi di Medicina a San Raffaele non va letto come un semplice elenco di esami: è il modo in cui l’ateneo costruisce, passo dopo passo, il passaggio dalle basi scientifiche alla clinica. In questo articolo trovi una lettura pratica della struttura del corso, delle materie che pesano davvero, del tirocinio abilitante, dei costi e degli aspetti organizzativi che incidono sulla vita di uno studente. Se stai valutando UniSR, qui trovi gli elementi che aiutano a capire se il percorso è coerente con il tuo modo di studiare e con l’obiettivo professionale che hai in mente.
I punti che chiariscono subito come funziona il percorso
- Il corso dura 6 anni e vale 360 CFU, distribuiti su 12 semestri.
- La struttura unisce basi, insegnamenti caratterizzanti, attività professionalizzanti, tirocinio pratico-valutativo e prova finale.
- La frequenza è obbligatoria e il ritmo è più strutturato rispetto a molti altri corsi di laurea.
- Dal terzo anno gli studenti dei corsi in italiano vengono assegnati a una delle tre coorti interne in base a preferenze e merito.
- Per l’a.a. 2026-2027 la retta di Medicina e Chirurgia è di 20.190 euro, più 190 euro di tassa regionale.
- Le iscrizioni 2026-2027 aprono dal 4 febbraio al 1 aprile 2026, con prove in due sessioni di aprile.

Come è costruito il percorso di Medicina a San Raffaele
Se leggo il regolamento didattico aggiornato UniSR, la prima cosa che emerge è semplice: questo non è un corso pensato per accumulare esami in modo frammentato. Il percorso è organizzato come una filiera formativa molto chiara, con 360 CFU complessivi, di cui una quota importante dedicata alle attività professionalizzanti e al tirocinio pratico-valutativo. In pratica, teoria e pratica non corrono su binari separati: si tengono vicine fin dall’inizio.
| Blocco formativo | CFU | Che cosa significa davvero |
|---|---|---|
| Attività di base | 67 | Fondamenta scientifiche e metodologiche: qui costruisci il linguaggio della medicina. |
| Attività caratterizzanti | 186 | Il cuore clinico del corso: discipline mediche, chirurgiche e trasversali. |
| Attività affini e integrative | 24 | Integrazione tra saperi clinici, comunicazione, management e ragionamento medico. |
| Attività a scelta dello studente | 8 | Uno spazio reale per orientare il profilo in base ai tuoi interessi. |
| Tirocini formativi e di orientamento | 45 | Esposizione progressiva alla pratica, con supervisione e contesto clinico. |
| Tirocinio pratico-valutativo | 15 | La parte che pesa sull’abilitazione e sulla maturità professionale. |
| Prova finale | 15 | Tesi e discussione finale: non è un dettaglio marginale, ma un pezzo del percorso. |
Un altro elemento che conta molto è l’organizzazione interna: presso l’ateneo sono attivi tre corsi di Medicina in italiano, identificati con numeri progressivi. La coorte, cioè l’anno di immatricolazione, non è solo una formalità amministrativa: al terzo anno gli studenti esprimono una preferenza vocazionale e l’assegnazione finale dipende anche da media ponderata e CFU acquisiti. In altre parole, il percorso è comune nell’impostazione, ma non è affatto anonimo nella gestione quotidiana.
Questa architettura spiega perché il piano di studi viene percepito come esigente ma ben strutturato: è fatto per accompagnarti verso la clinica, non per lasciarti navigare a vista. Ed è proprio qui che entrano in gioco le materie e il modo in cui si distribuiscono lungo i sei anni.
Le materie che trasformano le basi scientifiche in clinica
Il bello, e anche la fatica, di un corso come questo sta nella progressione. Nei primi anni trovi gli insegnamenti che costruiscono la base: fisica, chimica, biochimica, biologia, statistica, comunicazione clinica in lingua inglese, storia della medicina e altri moduli che ti obbligano a ragionare con rigore. Non sono materie decorative. Servono a darti un lessico, un metodo e un’abitudine alla precisione che poi torneranno utili quando il caso clinico diventa complesso.
| Fase del corso | Esempi di insegnamenti | Obiettivo pratico |
|---|---|---|
| Primi anni | Fisica, chimica, biochimica, biologia, statistica, inglese clinico, storia della medicina | Costruire basi scientifiche e capacità di lettura dei dati. |
| Fase intermedia | Fisiologia, gastroenterologia, endocrinologia, nefrologia, psichiatria, neurologia, oncologia ed ematologia | Passare dalla teoria ai quadri clinici e alle interazioni tra discipline. |
| Fase clinica avanzata | Pediatria, chirurgia e specializzazioni chirurgiche, diagnostica per immagini, medicina legale, sanità pubblica, medicina del territorio | Allenare il ragionamento sul paziente e sul contesto reale di cura. |
In questo corso la sequenza non è casuale: prima impari a leggere il corpo come sistema, poi a interpretare i sintomi, poi a muoverti nel reparto e nelle aree specialistiche. I moduli di Approccio alla persona nel contesto e quelli dedicati alla medicina del territorio sono particolarmente interessanti perché ricordano una cosa che a volte gli studenti sottovalutano: il medico non lavora solo sul problema biologico, ma su una persona inserita in un ambiente, con fragilità, tempi e vincoli concreti.
Dal punto di vista dello studio, questo significa una cosa molto chiara: qui vince chi sa tenere insieme dettagli e visione d’insieme. E quando il corso entra nella parte professionalizzante, questa logica diventa ancora più evidente.
Il tirocinio abilitante è il passaggio che cambia il gioco
Se dovessi indicare il punto in cui il corso smette di essere solo accademico e diventa davvero professionale, direi senza esitazione il Tirocinio Pratico Valutativo. Il regolamento UniSR prevede 15 CFU dedicati al TPV, dentro un totale di 60 CFU professionalizzanti. Il tirocinio dura complessivamente tre mesi, non può iniziare prima del quinto anno e si articola in tre periodi da 100 ore ciascuno: area chirurgica, area medica e area della medicina di base.
- Per accedere al TPV devi aver superato tutti gli esami dal I al IV anno.
- Le attività professionalizzanti si svolgono sotto supervisione diretta e possono includere anche laboratori di simulazione.
- Ogni fase viene certificata tramite un libretto elettronico di tirocinio, con giudizio di idoneità finale.
- La parte di medicina di base si svolge presso l’ambulatorio di un medico di medicina generale convenzionato.
Questo è il punto che più spesso distingue un corso “buono sulla carta” da un corso realmente formativo: qui non basta conoscere, bisogna saper fare, osservare, comunicare, reagire. E l’abilitazione non arriva come un premio finale scollegato dal resto, ma come conseguenza di un percorso coerente.
Dentro lo stesso impianto c’è anche la tesi, che non va trattata come un allegato finale. L’internato di tesi può iniziare dal quarto anno, la tesi sperimentale richiede almeno 8 mesi di lavoro, quella compilativa almeno 4 mesi. Se vuoi fare una parte della tesi all’estero, il regolamento lo consente, ma serve approvazione preventiva: è una possibilità concreta, non un’idea da prendere alla leggera all’ultimo minuto.
È anche per questo che il percorso chiede organizzazione mentale prima ancora che memoria. E la stessa logica si ritrova nella gestione della frequenza e degli esami.
Frequenza, esami e carico di lavoro richiedono strategia
La frequenza è obbligatoria e viene rilevata con sistemi telematici, con verifiche a campione. Questo da solo basta a far capire che Medicina a San Raffaele non è un corso da seguire “a intermittenza”. In più, il regolamento prevede una sessione d’esame unica e almeno sei appelli all’anno: la regolarità vale più dei recuperi improvvisati, e chi studia bene da subito parte avvantaggiato.
Un dettaglio che considero importante è il peso reale del tempo. Ogni CFU corrisponde a 25 ore di impegno complessivo: lezione, studio individuale, esercitazione, preparazione. Tradotto senza giri di parole, il corso premia chi sa lavorare con continuità e non chi si affida ai picchi di rendimento dell’ultima settimana.
- Non trattare la frequenza come un formalismo: qui incide davvero.
- Non lasciare gli 8 CFU a scelta all’ultimo, perché servono a costruire il tuo profilo.
- Non confondere avanzamento di anno e superamento di tutti gli esami: sono piani diversi.
- Non sottovalutare il ritmo dei corsi integrati, perché la frammentazione dello studio è il nemico più frequente.
- Non aspettare il quinto anno per capire come funziona il TPV: il lavoro vero si costruisce prima.
In altre parole, questo è un corso adatto a chi regge bene la struttura e sa usare la struttura a proprio vantaggio. Se invece hai bisogno di molta elasticità, di frequenza molto bassa o di un rapporto più libero con le scadenze, il modello ti peserà subito. Ed è bene saperlo prima di fare una scelta costosa e impegnativa.
Ammissione, scadenze e costi da mettere in conto subito
Per l’a.a. 2026-2027, le iscrizioni al corso di Medicina e Chirurgia UniSR risultano aperte dal 4 febbraio al 1 aprile 2026 alle ore 12:00. Le prove di ammissione sono previste in due sessioni, l’8 e 9 aprile e il 27 e 28 aprile 2026, entrambe alle 15:00. Se hai un diploma estero o provieni da una scuola internazionale, devi registrarti con almeno 5 giorni di anticipo rispetto alla scadenza, quindi entro il 24 marzo 2026.- L’accesso è programmato e i posti dipendono anche dall’approvazione ministeriale.
- Chi rientra in una preparazione iniziale insufficiente in Chimica, Fisica o Biologia può essere tenuto a seguire attività integrative.
- Il criterio pratico è molto netto: sotto il 50% di risposte corrette in una delle tre aree scatta l’OFA in quell’ambito.
- La retta annuale per Medicina e Chirurgia è di 20.190 euro, suddivisi in tre rate.
- La tassa regionale per il diritto allo studio è fissata a 190 euro.
Qui conviene essere molto lucidi. Il costo non è secondario, e non ha senso romanticizzare la scelta. Però va letto insieme al tipo di esperienza che compri: un impianto molto clinico, una supervisione stretta, un contesto ospedaliero forte e un ritmo didattico strutturato. Io, al posto di chi sta decidendo, guarderei subito anche eventuali premi di merito e agevolazioni, perché in un corso così l’equilibrio economico conta quanto la qualità percepita.
La parte di ammissione, quindi, non è solo un ostacolo da superare: è già il primo filtro per capire se il tuo profilo è davvero allineato con il corso.
Perché questo piano parla anche al tuo futuro professionale
Io leggo questo percorso come un corso che punta a formare medici già abituati a ragionare in contesto clinico, non semplicemente studenti forti nel memorizzare. La combinazione tra didattica tutoriale, inglese clinico, bioetica, evidence-based medicine e area territoriale dice chiaramente quale profilo vuole costruire: una persona capace di stare in reparto, comunicare bene e prendere decisioni con metodo.
Dal punto di vista della carriera, questo è un vantaggio concreto. Ti abitui presto a lavorare con tutor e docenti, a entrare in ambienti di cura reali, a gestire la complessità e a dare un senso professionale allo studio. Anche la tesi, se la usi bene, può diventare un ponte verso ambiti di ricerca, specializzazione o mobilità internazionale. Se invece la vivi come un obbligo da incastrare all’ultimo, perdi parte del valore del corso.
Non lo definirei il percorso più leggero, ma lo considero un impianto molto forte per chi vuole arrivare alla laurea con una base solida, un lessico clinico già costruito e una certa familiarità con il modo in cui si lavora davvero in medicina.
Le verifiche che farei prima di scegliere questo ateneo
- Verificherei se il mio budget regge retta, tassa regionale, trasporti e vita a Milano.
- Mi chiederei se sono disposto a sostenere una frequenza obbligatoria e un ritmo molto regolare.
- Valuterei se preferisco un corso molto guidato, con forte presenza di tutor e contatto clinico precoce.
- Controllerei quanto mi pesa l’idea di una selezione iniziale e di un carico di studio distribuito in modo continuo.
- Mi chiederei se voglio davvero un percorso che unisce medicina, comunicazione, ricerca e pratica sul campo.
Se queste condizioni ti rappresentano, il piano di studi di Medicina e Chirurgia UniSR può offrirti un impianto solido, molto orientato alla pratica e coerente con l’idea di una professione costruita sul campo. Se invece cerchi massima elasticità, costi contenuti e un rapporto più leggero con la presenza obbligatoria, conviene guardare con attenzione anche ad altre opzioni prima di decidere.